Il mondo (quasi sconosciuto) dell’Arte Animalier e la giovane antiquaria che ci ha puntato tutto

Prima di pubblicare questo articolo, anche noi di Nowarc avevamo solo una vaga idea di cosa significasse l’Arte Animalier. O meglio, come tanti altri appassionati e non di antiquariato (compresi una parte degli stessi galleristi), avevamo forse una visione troppo superficiale di questa ennesima sfaccettatura delle produzioni artistiche. Poi abbiamo conosciuto Valeria Ricci, titolare di R.V. Art Gallery Studio, che ci ha mostrato quanto questo mondo sia affascinante e complesso, con una storia lunga e popolata di incredibili interpreti.

Ecco quello che ci ha raccontato la giovane antiquaria, che con una passione contagiosa e la continua voglia di studiare che su questo ha puntato tutto.

  • NOWARC – Innanzitutto vorremmo sapere: qual è stata la spinta che ti ha portato a scegliere questa particolarissima nicchia? Come porti avanti una galleria così specializzata e come risponde il pubblico italiano rispetto a quello straniero alla tua particolare proposta?

VALERIA RICCI – Tutto è iniziato grazie alla tradizione di famiglia, i miei genitori Antiquari da oltre 30 anni, appassionati collezionisti ed amanti dell’arte in generale non hanno mai forzato le mie scelte, anzi mi hanno sempre incoraggiata a cercare la ” mia strada”, supportandomi ovviamente con la loro esperienza.

Non avevano fatto i conti però con un amore infinito, che ho coltivato fin da piccola nei confronti del mondo animale, in modo particolare per i cavalli.

“Osservare la Natura nel suo contesto originale permette di instaurare un rapporto con la realtà fatto di valori solidi e molto profondi”

Per me ogni scelta era indissolubilmente legata al mondo equestre, tant’è che i miei studi mi stavano portando in quella direzione, oltre che praticare equitazione mi incuriosiva molto il contesto storico in cui ebbe origine il rapporto dell’uomo con questi esseri meravigliosi, grandi protagonisti della sua evoluzione, trovandomi ben presto a confronto con gli artisti animaliers.

Mi si è aperto un mondo che scoprii nel tempo , completamente dimenticato dal mercato italiano, ma molto in voga e con una profonda tradizione artistica a livello europeo, soprattutto in OlandaBelgioInghilterraFrancia e Germania, anche se l’Italia vanta artisti di nicchia che nulla hanno da invidiare ai colleghi stranieri per qualità espressiva.

Foto di Valeria Ricci

Inutile ribadire l’entusiasmo nel dare un obiettivo concreto alla mia ricerca, trasformarla in una scelta stilistica per la galleria di famiglia e proseguire come identità nel mercato antiquario.

Gli esordi non sono stati facili, ma grazie ad un cospicuo numero di contatti coltivati nell’ambito dei country clubs, durante gli anni da amazzone, ho ottenuto fin da subito il consenso e l’interesse da parte di molti operatori del settore, differenziati tra allevatori, istruttori, sportivi ed appassionati del genere animalier.

La soddisfazione più grande è stata quella di creare una galleria specializzata , allestire stand con opere a tema durante le mostre, ricevendo commenti curiosi all’inizio, nel tempo trasformatisi in vere e proprie consulenze come Art advisor. La clientela oggi si lascia consigliare dimostrando fiducia perché le mie scelte in termini di acquisti hanno la stessa lunghezza d’onda di chi prima di tutto ama gli animali e poi desidera circondarsi di opere che trasmettano un’emozione autentica.

Osservare la Natura nel suo contesto originale permette di instaurare un rapporto con la realtà fatto di valori solidi e molto profondi, anche durante questa pandemia ritrovare un legame con se stessi è diventata un’esigenza primaria, gli animali aiutano molto a ristabilire un’equilibrio che la vita frenetica ci ha fatto trascurare, non a caso esistono vere e proprie sedute che rientrano nella casistica della Pet-Therapy.

“Un’opera d’arte, dipinto o scultura che sia, non può non tenere presente anche questo lato mistico, l’autentica “animalità” che contraddistingue il capolavoro dalla semplice interpretazione decorativa”

L’aspetto più affascinante che distingue professionalmente un gallerista/antiquario, trovo sia la parte dedicata alla ricerca: viaggiare, studiare, aggiornarsi, consultare ed acquistare pubblicazioni storiche, tradurre i testi, le monografie o i cataloghi di esposizioni datate, (la bibliografia riguardante gli animaliers è principalmente di derivazione straniera), entrare in contatto con fondazioni e musei per ricostruire biografie sconosciute, ricollocare in un contesto artisti di nicchia che magari nel loro piccolo hanno raggiunto livelli qualitativi interessanti o semplicemente non hanno avuto i giusti riconoscimenti perché troppo “fuori dagli schemi” per il gusto dell’epoca, ma estremamente rivoluzionari e degni di essere menzionati…tutto questo permette di allenare l’istinto, utile durante le scelta delle opere da inserire come nuovi acquisti.

La mia “scuderia” artistica è sempre in costante crescita.

Foto di Valeria Ricci

La realtà italiana per quanto riguarda il settore antiquario rivolto al genere animalier rispetto a quella straniera è molto circoscritta, culturalmente siamo portati a scegliere opere legate ad un gusto antropocentrico, ma appunto per questo lo spazio per introdurre un genere nuovo permette di avere una certa visibilità, anche da una fascia di clientela con interessi orientati ad uno stile di vita che ben si allinea con il concetto di “Naturalismo”, ho le mie soddisfazioni personali e sono più che convinta del mio percorso.

Il mercato attuale propone molte realtà di vendita, dalle aste all’online, ma resto dell’idea che vedere le opere dal vero, instaurare una conversazione con il gallerista, ricca di contenuti, al di là del puro scopo commerciale che si finalizza all’acquisto, siano ancora aspetti importanti, soprattutto per un genere di nicchia come l’animalier ad oggi ancora poco conosciuto e con molto da raccontare.

Posso dire per esperienza, che l’approccio della clientela è prettamente legato ad un fil rouge che collega le opere all’amore per gli animali, lo stesso principio che utilizzo nel momento della ricerca.

Ogni soggetto deve trasmettermi le qualità morfologiche descrittive che riguardano l’animale raffigurato, ma l’artista deve saperne cogliere anche “l’anima”, più precisamente l’aspetto etologico. Molti artisti infatti tendono ad esercitarsi sul piano accademico, tecnico-realistico mentre secondo me chi fa davvero la differenza è colui che sa interpretare lo stato d’animo degli animali, trasformando un semplice gesto in qualcosa di istintivo e selvaggio, loro a differenza degli esseri umani conservano molti aspetti legati alla vita primordiale in natura, creando una sorta di fascinazione su chi li osserva e ne rimane attratto.

Foto di Valeria Ricci

Un’opera d’arte, dipinto o scultura che sia, non può non tenere presente anche questo lato mistico, l’autentica “animalità” che contraddistingue il capolavoro dalla semplice interpretazione decorativa. Un’opera animalier deve proiettarci in una dimensione reale come se in quel momento il soggetto raffigurato fosse davanti ai nostri occhi: vibrante e vivo come le emozioni che proviamo guardandolo nel contesto naturale. Sono dell’idea che preferire correnti artistiche inusuali e meno scontate a ciò che oggi può essere considerata una tendenza “d’investimento” artistico, sia fondamentalmente una scelta non convenzionale, le piccole gallerie come la mia devono esplorare nuovi “territori “ e puntare sulla ricerca di quella “nicchia” che il collezionista non soggiogato dalle mode apprezza e rivaluta per tanti aspetti, in primis per un allineamento di gusto e passione.

“Dobbiamo far riscoprire il piacere di tornare nelle gallerie, utilizzando l’online per valorizzare il nostro sapere, la pandemia ha spinto il mondo dell’arte ad affrontare nuove sfide”

  • NOWARC – Nonostante la tua giovane età, quale ritieni sia la situazione del mercato negli ultimi anni, ed in particolare in seguito al Covid19? 

VR – Il mercato attuale è molto complicato da analizzare, la situazione del Covid19 ha stravolto molte realtà tradizionali, ne ha fatte emergere altre, la qualità, la rarità e l’eclettismo dell’alto antiquariato hanno resistito, i collezionisti oggi sono sempre più preparati ed esigenti, bisogna aggiornarsi e come tutti i professionisti anche gli Antiquari si sono adeguati migliorando e dedicandosi allo sviluppo di alcuni aspetti piuttosto che altri. Con le gallerie chiuse e le mostre rimandate abbiamo avuto più tempo per gestire le nostre risorse culturali, fare ricerca e dare spazio ai contenuti, mi spiego meglio, l’online ha dato molto spazio a chi tendenzialmente aveva un approccio improntato sull’approfondimento culturale, le vendite si sono risolte con modalità diverse dalla trattativa vis á vis, sono cambiate le formule di comunicazione e visibilità.

Foto di Valeria Ricci

Il cambiamento fondamentale secondo me è quanto un operatore è in grado di far emergere la professionalità della propria galleria, la specializzazione dei temi trattati, gli obiettivi e la competenza sul campo, insomma tutto ciò che contraddistingue un professionista preparato rispetto ad altre realtà. Dobbiamo far riscoprire il piacere di tornare nelle gallerie, utilizzando l’online per valorizzare il nostro sapere, la pandemia ha spinto il mondo dell’arte ad affrontare nuove sfide. Per quanto riguarda i giovani Antiquari, figli d’arte, la gestione dei contenuti attraverso i social o i portali dedicati ha creato una fitta rete di collegamenti e diffusione nozionistica che ha permesso anche ai non addetti ai lavori di approcciarsi all’antiquariato in modo più diretto, è tutto molto più fruibile e si sono accorciate le distanze tra operatori del sistema dell’arte.

Rispetto all’Arte Contemporanea la nostra realtà era meno esposta a livello mediatico, tutto questo è servito per riscoprire una grande bellezza a livello nazionale che da tempo viveva in una dimensione velata e tendenzialmente riservata.

“Ciò che rende The Bull così speciale è il fatto che Potter dipinse qualcosa di così ordinario come un toro su così grande scala, cosa che non era mai stata fatta prima”

Faccio parte da tre anni dell’Associazione Giovani Antiquari Milanesi, che fa riferimento all’Associazione Antiquari Milanesi – FIMA e posso dire che lo spirito di collaborazione che contraddistingue i nostri associati ha contribuito molto alla realizzazione di nuovi progetti nati per coinvolgere nuove fasce di interlocutori e collezionisti. All’interno dei Giovani Antiquari Milanesi c’è un clima di confronto positivo, costruttivo e propositivo, ci riuniamo regolarmente con una cadenza mensile per discutere ed approvare nuove idee sempre inerenti al nostro campo, un piccolo successo è stata la serata dedicata a Gala Amart, evento che ha visto tra i partecipanti e partners anche i Giovani del Museo Poldi Pezzoli, la Delegazione Fai di Milano – Gruppo Giovani, i Giovani del Museo Bagatti Valsecchi. Crediamo fermamente nell’unione di più forze, menti creative e in modo particolare portiamo avanti la sensibilizzazione anche per l’aspetto conservazionista, di valorizzazione dell’arte e di tutela del patrimonio artistico.

Foto di Valeria Ricci
  • NOWARC – Portaci a lezione: quali sono i fondamenti dell’arte animaliers?

VR –Paulus Potter ( 1625 – 1654) pittore olandese, è stato un pioniere nella pittura di paesaggi con animali. Scene rurali e dipinti di animali su piccola scala divennero popolari in Olanda dalla metà del XVII secolo. Potter era un artista precoce; le sue prime opere risalgono al 1640. Il suo stile caratterizzato da un’attenzione particolare per la raffigurazione degli animali, influenzò diverse correnti artistiche dal XVII secolo al XIX secolo, molti pittori si ispirarono alle sue opere dando vita ad una corrente che nel tempo si dedicò principalmente alla ritrattistica animalier, raramente troviamo opere che hanno come protagonista l’animale realizzato con una visione non antropocentrica (animali considerati al servizio dell’uomo o semplicemente classificati come da reddito).

Gli animali generalmente erano “inclusi” nei vari temi dallo scontro bellico, al lavoro nei campi o come “accessori” appartenenti all’alta società. Seguendo la sensibilità artistica di Potter molti artisti dopo di lui iniziarono a rivalutare il ruolo da protagonista degli animali. La pittura olandese costituì il punto di partenza, seguirono la pittura inglese, francese ed ovviamente italiana coinvolgendo di pari passo anche la scultura.

Il dipinto olio su tela intitolato “The Bull” realizzato da Paulus Potter nel 1647, per le sue dimensioni straordinarie cm 235,5 x 339 cm, rappresenta un’icona del genere animalier.

Questo è uno dei dipinti più famosi della Mauritshuis Museum. Ciò che rende The Bull così speciale è il fatto che Potter dipinse qualcosa di così ordinario come un toro su così grande scala, cosa che non era mai stata fatta prima. E nonostante queste grandi dimensioni, ha prestato grande attenzione ai minimi dettagli, come l’allodola nel cielo, il sole sul prato, le mosche sulla schiena del toro e i baffi della mucca. Ciò ha reso il dipinto l’epitome della pittura naturalistica olandese.

Foto di Valeria Ricci

Quando Paulus Potter morì di tubercolosi prima dei trent’anni, aveva già profondamente influenzato il modo in cui gli animali sono raffigurati nell’arte europea. Potter ha creato ritratti di animali, rendendoli il fulcro della sua immagine, non solo uno sfondo per l’azione umana. Figlio precoce di un pittore, la sua prima opera datata risale al 1640. Entrò nella Corporazione di San Luca di Delft nel 1646 e successivamente si trasferì a L’Aia. Si dice che abbia vagato per la campagna olandese, album da disegno in mano, altrettanto sensibile a come si comportano gli animali da fattoria nei diversi momenti della giornata e alle vicissitudini della luce dalla mattina al tramonto. Pochi dei suoi contemporanei erano più in sintonia con gli stati d’animo della natura o con l’armonia senza tempo di animali, paesaggi e tempo atmosferico. La forte sensibilità di Potter per la composizione si vede nel modo in cui raggruppava le forme e utilizzava le competenze anatomiche, frutto di studi in plein air e di un amore smisurato per questo mondo.

“Se osserviamo le personalità degli artisti che hanno maggiormente contribuito alla crescita del genere animalier troviamo in tutti un carattere particolarmente forte, un’estrema sensibilità ed un’acuto spirito d’osservazione, sono amanti e profondi conoscitori della Natura selvaggia, il tutto condito da un pizzico di ribellione ed avversione per le restrizioni accademiche”

I suoi contemporanei hanno riconosciuto il talento di Potter. Il famoso dottor Nicolas Tulp, che vent’anni prima aveva individuato il genio del giovane Rembrandt van Rijn, convinse Potter a trasferirsi ad Amsterdam nel 1652, dopodiché divenne il mentore di Potter. Nell’Ottocento, Il giovane toro a grandezza naturale di Potter era famoso quanto La ronda di notte di Rembrandt. Fu considerato un precursore e pioniere che aprì le porte ad una corrente artistica ingiustamente considerata “minore” ma che nei secoli successivi fu protagonista di piccole importanti conquiste e rivoluzioni artistiche.

Per questo egli è oggi considerato il fondatore del genere “animalista” tipico dell’arte fiamminga seicentesca e assai diffuso presso i collezionisti del XVIII e del XIX secolo. E’ probabile che l’influenza delle opere di Pieter van Laer sia stata di grande importanza nel conferire monumentalità e luminosità alle composizioni di Potter: in seguito ai suoi stimoli egli incominciò ad usare strategicamente la posizione degli animali, in modo tale da conferire maggiore spazialità. Dai tardi anni Quaranta le sue pitture sono caratterizzate da un rustico naturalismo, con la scelta di soffermarsi sui dettagli del lavoro contadino e con l’intento di illuminarlo di una luce positiva, come accadeva nella contemporanea letteratura.

D’altro canto se osserviamo le personalità degli artisti che hanno maggiormente contribuito alla crescita del genere animalier troviamo in tutti un carattere particolarmente forte, un’estrema sensibilità ed un’acuto spirito d’osservazione, sono amanti e profondi conoscitori della Natura selvaggia, il tutto condito da un pizzico di ribellione ed avversione per le restrizioni accademiche influenzate dal gusto comune. Sono riusciti a trasferire nelle opere con la propria capacità interpretativa, gli aspetti più suggestivi e coinvolgenti del loro vissuto.

Recentemente il mondo dell’arte ha sviluppato una discreta ricerca biografica in funzione di un ampliamento bibliografico, molti artisti ottengono il giusto riconoscimento vista la qualità delle loro opere, ma impossibile menzionarli tutti, direi di citare i più famosi suddivisi per aree geografiche significative. Più che una trascrizione oggettiva e didascalica della vita vorrei presentarli attraverso citazioni da loro formulate, o aneddoti di vita, per far comprendere quanta dedizione, passione, tecnica, impegno e determinazione si nascondano dietro le quinte del genere Animalier.

Foto di Valeria Ricci

Partendo dalla Gran Bretagna dove è bene fare prima di tutto una distinzione fondamentale: gli inglesi si dividono in due categorie, quelli che amano i cavalli e gli altri. La vita senza animali sarebbe impensabile.

George Stubbs ( 1724 – 1806) artista Inglese celebre per la ritrattistica dedicata ai Purosangue, il suo lifestyle ruota attorno al mondo del cavallo, egli fu letteralmente ossessionato dal mondo equestre, il suo obiettivo era quello di “fermare ed imprimere” i tratti più significativi di un animale celebre per la sua nevrilità, incapace di staticità per eccellenza, egli scelse come soggetto il “Figlio del vento” utilizzando un realismo senza eguali per l’epoca. I risultati li ottenne con studi anatomici maniacali, sezionando decine di carcasse e disegnando tutte le fasi con minuziosità scientifica, nel 1766 il volume l’Anatomia del Cavallo rappresenta per l’epoca un’opera pionieristica. Egli inoltre fu il primo a ritrarre un cavallo famoso come Whistlejacket 1762 su sfondo neutro, a grandezza naturale e volutamente escludendo la presenza dell’uomo, la sua filosofia più volte sottolineò il cavallo come l’espressione più alta della perfezione e della libertà in natura.

Altro genere minore ma sempre nell’ambito animalier Inglese è la cosiddetta Sporting Art nata dal forte desiderio di consolidare le proprie tradizioni, una vita dedicata agli svaghi, in primo luogo la caccia alla volpe e l’ippica guadagnando il primato di fenomeno culturale. L’universo animalier fece fiorire una serie di testimonianze che lasciò un segno indelebile nella storia dell’arte, affermando l’amore britannico per gli animali.I ” cronisti” di questa moda anglosassone furono gli Sporting Painters (la Famiglia Herring, la famiglia Harris) che si cimentarono in dipinti e sculture a tema naturalistico destinati ad arredare le pareti in onore dei prestigiosi successi sportivi, dei Jockey Clubs o dei salotti borghesi dell’Inghilterra vittoriana.

I committenti apprezzavano la scoperta su tela di un loro beniamino, erano stupefatti ed altrettanto orgogliosi di vederlo impegnato in una corsa sfrenata al galoppo, quanto valorizzato sul muro delle sontuose dimore di proprietà. Nessun critico d’arte anche tra i più scettici poté più ignorare un nuovo genere artistico che coinvolse un sempre maggior numero di pubblico tra collezionisti e semplici appassionati. Molti altri artisti ben presto si cimentarono in questo genere riscuotendo notevole successo non solo in Inghilterra ma anche negli Stati Uniti.

“Eugène Delacroix, rimase affascinato dal legame che unisce cavallo-cavaliere…si percepisce un senso di fusione quasi mitologico, identificandosi nella figura del centauro tanto le movenze umane sono in simbiosi con quelle dei cavalli”

Sir Alfred Munnings ( 1878 – 1959), indiscutibilmente il pittore equestre più in voga ed apprezzato del XX secolo, nel 1949 scriveva : “Nonostante i cavalli mi abbiano procurato molti guai e molte notti insonni, sono da sempre i miei sostenitori, i miei amici, di fatto il mio destino. Ripensando alla mia vita inestricabilmente legata alla loro, li ho dipinti, nutriti, cavalcati ospitati nella mia mente e spero di aver imparato qualcosa da loro. Non ho mai rinunciato al tentativo di comprenderli”.

Questo spiega forse il consenso che egli raccoglie presso gli appassionati d’arte e gli amanti dei cavalli. Il linguaggio è comune, così come i capolavori di Sir Edwin Landseer ( 1802 – 1873) il maggiore pittore animalier in epoca vittoriana, che ritraevano animali ed umani in atteggiamenti di grande complicità, fu uno dei precursori che azzardarono ad elevare il ruolo degli animali dal lavoro alla “compagnia” (Pet), la verità è che Landseer riuscì a tradurre su tela situazioni di grande intensità emotiva ( La Ferratura 1844- La tenda Araba 1866) come l’amicizia che lo legata ad alcuni protagonisti delle sue opere più famose.

Questi aspetti così insoliti per l’epoca, sono consuetudine nella società odierna che ha manifestato sempre maggiore attenzione per il rispetto e la tutela nei confronti del regno animale.

In Francia la realtà animalier sempre influenzata dal gusto fiammingo, fa emergere alcuni artisti non solo rivoluzionari in quanto all’utilizzo di nuove tecniche e ad una predilezione per il plein air (la Scuola di Barbizon) ma anche per essere riusciti ad entrare nei vari Salon dapprima restii ad inserire un nuovo genere pittorico così in antitesi con i tradizionali soggetti accademici .

Il genere animalier prese piede grazie al numero di collezionisti committenti sempre più consistente, nelle Accademie le classi di anatomia e morfologia ebbero sempre più adesioni e i vari Salon non riuscirono più ad ospitare un numero così elevato di opere a tema in continua ascesa tanto che aprirono nuove sezioni: Salon des Peintres AnimaliersSalon des Peintres EquestresSalon des Peintres de Chasse et de Vènerie.

Théophile Gautier a Parigi nel 1880 scrisse: “sembra che questi artisti possano aver creato un atelier direttamente nei pascoli, tanto riescono ad entrare così profondamente nell’istinto animale”.

Foto di Valeria Ricci

Per citare alcuni nomi: Théodore Géricault ( 1791 – 1824) la passione come cavaliere emerge in tutta l’ammirazione per il mondo equestre, molte opere hanno come soggetto il cavallo, celebrato negli aspetti più intimi e rivelano una totale empatia nei confronti dell’animale, il suo interesse non si focalizzava sull’anatomia ma sul conflitto fisico tra il cavallo e l’uomo in tutta l’irruente fragilità. La sua brillante carriera si interruppe drasticamente a causa di un incidente equestre, ma le opere ci tramandano tutto il fascino e l’amore per questo nobile animale (Cavallo spaventato da un fulmine 1813/14 – La corda dei Berberi a Roma 1817).

Eugène Delacroix (1798 -1863) ispirato durante i suoi viaggi dal mondo arabo, rimase affascinato dal legame che unisce cavallo-cavaliere, l’animale è venerato come amico ed autentico compagno, dalle sue opere si percepisce un senso di fusione quasi mitologico, identificandosi nella figura del centauro tanto le movenze umane sono in simbiosi con quelle dei cavalli (Cavaliere Arabo 1871).

Rosa Bonheur ( 1822 – 1829) acquisì notorietà grazie ad un talento precoce che coltivò sotto la guida del padre e dei fratelli. Partecipò al suo primo Salon di Parigi all’età di 19 anni. Forte, indipendente, caparbia si fece strada in un’epoca in cui alle donne era pressoché impossibile accedere a riconoscimenti e considerazione da parte della critica che a prescindere cercava di mantenere una tradizione maschilista. Scrissero di lei molti intellettuali: “tra l’abilità delle sue mani, conigli, bovini e cavalli si animano e diventano personaggi veritieri e reali. I mantelli sembrano abiti, i movimenti sono dei gesti e dietro le orbite appaiono sguardi intensi e profondi, quasi umani“. Il mondo animale viene interpretato nella sua esistenza ordinaria, immortalato con realismo avvincente e sensibilità meravigliosa. I Bonheur erano amici dell’arte e degli animali. ( Il mercato dei cavalli 1853/55).

Anche l’Italia con i fratelli Palizzi e la loro esperienza  può vantare una collezione di opere di tutto rispetto che rientra nel panorama animalier, certamente di nicchia rispetto ad una preponderanza straniera, così come nell’ambito della scultura possiamo smitizzare il primato francese, una recente pubblicazione “Animali e Animaliers nella scultura italiana tra Neoclassicismo e Novecento” spiega ampiamente le contraddizioni che hanno offuscato la nostra eccellente tradizione a favore dei nostri competitors artistici.

L’elenco delle celebrità dell’Arte Animalier è molto vasto ed interessante, in modo particolare in continua espansione ed aggiornamento, proprio per la ricchezza di informazioni ancora da scoprire, citarle tutte è impossibile, ma ho deciso di menzionare solo alcuni esempi più significativi e conosciuti giusto per tracciare un inizio a chi si avvicina per la prima volta.

Molti artisti conosciuti ed accostati ad altri generi hanno comunque sfiorato questo mondo così intrigante, dedicandosi anche per brevi periodi a questi soggetti. Il ritrovamento sul mercato di opere inedite è molto frequente e rende ancora più avvincente la mia ricerca, così come singolari, uniche ed autentiche, le mie proposte in galleria.

Grazie alla collaborazione con musei e storici dell’arte all’estero, riporto alla luce una realtà esclusiva, che ha molto da raccontare e trova interesse nelle nuove generazioni di collezionisti, che scelgono uno stile di vita in armonia con la Natura.

Valeria Ricci

R.V. Art Gallery Studio